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il museo della musica
Venezia
Collezione Thys de Castella: La musica barocca in pittura - Jan Steen Leyden 1626-1679, Holland
Immagini: la collezione dei dipinti, dei disegni e delle acqueforti.

Nessuna collezione barocca sarebbe completa senza una parte iconografica. Le opere che verranno di seguito presentate (già pubblicate nel catalogo "Thys de Castella", presentato al pubblico in anteprima mondiale il 22 luglio al Museo della Musica di San Maurizio, Venezia) riflettono la gioia della musica, la sua creazione e la sua celebrazione.

Le opere provengono da luoghi dove gli strumenti e i musicisti fiorirono, come la Lombardia di Campi e Bettera. Un'attenzione particolare è dedicata alla nascita e celebrazione della musica nei baccanali, una tradizione di abbandono al suono che rappresenta l'estatico senso della musica stessa. Molto viva e presente nella personalità e nei disegni di Steen.
E, ovviamente, il senso vanitoso che accompagna il trascorrere del tempo: VANITAS. Un ritratto, una condizione, uno scherzo. La storia di un equilibrio precario: il musicista barocco.

Jan Steen Leyden 1626-1979, Olanda “Un incontro musicale” pittura a inchiostro.

Steen nacque a Leiden dove la sua famiglia Cattolica e benestante produceva birra e gestiva, da due generazioni, una taverna, The Red Helbert. Era il più grande di otto (forse più) figli. Come il suo ancor più celebre contemporaneo Rembrandt van Rijn, Jan Steen frequentò la scuola latina e diventò uno studente a Leiden. Il suo maestro di pittura fu Nicolaes Knupfer (1603-1660), un pittore si scene storiche e figurative di Utrecht. Le influenze di Knupfer si trovano soprattutto nell’uso del colore e della composizione di Steen. Altre fonti di ispirazione furono Adriaen van Ostade e Isaac van Ostade, pittori di scene rurali, entrambi vissuti a Haarlem. Non è certo se Steen stesso studiò ad Ostade. Nel 1648 Jan Steen e Gabriël Metsu fondarono la Corporazione dei Pittori di Saint Luke a Leiden. Poco dopo diventò un assistente del rinomato pittore di paesaggi Jan van Goyen e andò a vivere presso la sua casa nella zona di Bierkade a L’Aja. Il 3 Ottobre 1649 Steen sposò la figlia di van Goyen, Margriet, con la quale ebbe otto figli. Steen lavorò con suo suocero fino al 1654; successivamente si spostò a Delft dove gestì il birrificio De Slang (“Il Serpente”) per tre anni senza grande successo. Il mercato dell’arte a Delft, dopo una positiva esplosione, attraversò una fase depressiva nel 1654; proprio ora Steen dipinge "Il Borgomastro di Delft" e sua figlia. Non è chiaro se il dipinto rientri nella categoria del ritratto o del lavoro di genere. Steen visse a Warmond, a nord di Leiden, dal 1656 al 1660 e ad Haarlem dal 1600 fino al 1670; in entrambi i periodi la sua produzione artistica fu notevole. Nel 1670, in seguito alla morte di sua moglie nel 1669 e di suo padre nel 1670, Steen ritornò a Leiden dove rimase per tutta la sua vita. Quando il mercato dell’arte collassò nel 1672 (lo chiamarono l’Anno del Disastro) Steen aprì una taverna. Nell’aprile del 1673 sposò Maria van Egmont dalla quale ebbe un altro figlio. Nel 1674 fu nominato Presidente della Corporazione di San Luca. Frans van Mieris ne divenne amico di bevute. Steen morì a Leiden nel 1679 e fu sepolto nella tomba di famiglia a Pieterskerk. Il principale soggetto pittorico di Steen era la vita quotidiana. Molte delle scene ritratte, come ne "La Festa di San Nicolas" sono talmente vive nel caos e nella lussuria che il detto “come a casa di Jan Steen” divenne un proverbio olandese. Indizi discreti sembrano suggerire che Steen avesse l’intenzione di avvertire, piuttosto che invitare, l’osservatore circa i comportamenti ritratti nei dipinti. Molti dei dipinti di Steen presentano riferimenti a vecchi proverbi olandesi e alla letteratura. Usò spesso membri della sua famiglia come modelli e dipinse un discreto numero di autoritratti nei quali non vi è traccia di alcuna vanità. Steen non si limitò ai ritratti e alle scene di quotidianità: dipinse scene storiche, mitologiche, religiose, nature morte e vive. Famosi i suoi ritratti di bambini. Steen è anche molto conosciuto per il suo uso della luce e l’attenzione al dettaglio, soprattutto nelle raffiguarazioni di tappeti persiani e altri tessuti. Nel 1945 Sturla Gudlaugsson, specialista nella pittura e iconografia olandese del settecento e direttore dell’Istituto d’arte e storia olandese e del Mauritshuis a L’Aja, scrisse I Comici nell’arte di Jan Steen e dei suoi contemporanei. L’opera rivela che la corporazione degli oratori (o Rederijkers) e le loro imprese teatrali hanno avuto una grande influenza sulle opere di Steen. Viene spesso suggerito che i suoi dipinti di propongono un ritratto realistico della vita olandese nel Settecento. Tuttavia, non tutte le sue opere sono una pura rappresentazione dell’ambiente quotidiano del tempo. Molte delle scene contengono fantasie bucoliche e idilliache legate ad una enfatizzazione delicata e fragrante del mondo teatrale. Il collegamente al teatro è facilmente verificabile attraverso i Rederijkers (n.d.t: i membri delle corporazioni teatrali). Ci sono due riferimenti chiari a questi collegamenti: prima di tutto lo zio di Jan Steen apparteneva alla Camera di Retorica di Leiden dove Steen era nato e trascorse una buona parte della sua vita. In secondo luogo Steen ha ritratto molte scene di vita dei Rederijkers: un esempio fra tanti il “Retorico alla finestra” del 1662-66 ora esposto al Museo d’Arte di Philadelphia. L’umanità, il senso dell’umorismo e l’ottimismo dei personaggi suggeriscono che Jan Steen conosceva molto bene questi uomini e voleva ritrarli in un’ottica positiva, non solo attraverso un concerto ma a tutti gli effetti riunendo i Rederijkers per le prove pre-concerto. Questo è tipico dell’attitudine pittorica di Steen; si tratta chiaramente di un disegno che ritrae una scena “live”, ricostruita rapidamente, che rappresenta lo sketch per un dipinto più grande e importante. L’arciliuto in primo piano è quasi un trucco scenografico che apre la scena. Gli interni potrebbero essere quelli di una delle sue birrere; il violino e il cornetto elevano i suoni nelle umide atmosphere sature di birra. Lo stile è veloce, le ombre sottili come in molti dipinti di Rembrandt al tempo. Gli effetti sono potenziati dalla sovrapposizione della carta color seppia dell’inchiostro alla carta color avorio. 

Prima immagine in alto a sinistra: "Un incontro musicale" (dettaglio) 42x43 cm   

A destra: Effetti dell'intemperanza, 1663-1665 circa

Autoritratto; Rijksmuseum, Amsterdam

Autoritratto come suonatore di liuto 

Nella lussuria, fa' attenzione,1660, olio su tela, 105x146 cm

La suonatrice di liuto

Trad. dal Catalogo "La Collection Thys De Castella - A musical baroque cabinet des merveilles" Eds. B4Baroque a cura di Emiliano Marinucci (edizione limitata) 2016
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  • Le fotografie degli strumenti del Museo della Musica sono di Claudio Mazzolari
  • La fotografia dell'interno della Chiesa di San Maurizio è di Fabio Vivalda