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il museo della musica
Venezia
Profilo storico della Liuteria Veneziana
La Liuteria Veneziana é uno straordinario fenomeno artigianale e artistico che affonda le sue radici in un lontano passato.
Come tutte le attività artigianali, la liuteria era compresa in quell'ampio e articolato sistema corporativo che nella Dominante prendeva il nome di Scuole o Arti.
La liuteria in particolare apparteneva alla corporazione più antica che, fondata in epoca medioevale, prendeva il nome di Scuola dei marzeri, in pratica la corporazione dei merciai. Le scuole, oltre a pagare le tasse al governo della città perchè provvedesse alla difesa militare e all'ordinaria gestione dello Stato, fornivano assistenza ai propri membri, assumevano la difesa degli interessi degli associati, regolavano e controllavano l'accesso all'arte e curavano il mantenimento della sede sociale sita nei pressi della Chiesa di San Zulian sin dalla metà del Quattrocento.
Significativamente, molte botteghe di costruttori di strumenti musicali si concentravano nella zona delle Mercerie (Marzarie in veneziano) e a San Salvador nei pressi del Fontego dei Tedeschi.
Sebbene non menzionati espressamente nei documenti d'archivio della Scuola dei marzeri, vi appartenevano anche i costruttori di strumenti a tastiera e a fiato (ottoni e legni, diremmo modernamente). Per liutaio si intendeva invece il costruttore di strumenti ad arco e a pizzico.
Una componente cruciale per lo sviluppo della liuteria veneziana fu il gran numero di esecutori presenti e attivi in città, nonché il diffuso consumo musicale all'interno delle istituzioni sia pubbliche sia private, in seno alle famiglie nobili e agiate, nelle feste di piazza, appannaggio di esecutori di più modesto ceto sociale. La gran richiesta di musica alimentò e favorì un ampio commercio e una diffusa attività di costruzione di strumenti musicali di tutti i generi.
A Venezia si sperimentavano nuove soluzioni tecnico-stilistiche: agli inizi del Cinquecento comparirono alcuni prototipi del violino e una produzione autoctona, dalle caratteristiche originali, di altri strumenti ad arco quali le viole da gamba e le lire da braccio.
Venezia era inoltre una città ricca di commerci e crocevia di importanti interessi politici, economici e culturali che richiamava, sin dal periodo rinascimentale, artigiani dai territori circonvicini, talvolta singoli individui, talaltra estesi gruppi famigliari. Si portarono nella Serenissima costruttori da diverse città del Nord Italia, ma la presenza più significativa fu quella dei costruttori tedeschi, provenienti soprattutto dalla Baviera, in particolare da Füssen e dal Tirolo.
Le tracce più antiche di questa particolare emigrazione tedesca a Venezia risalgono al Rinascimento. I Tieffenbrucker furono, senza dubbio, il più importante e articolato gruppo di liutai del Cinquecento Italiano. Accanto a loro operavano i Maler, i Sellas e altri liutai provenienti dalla bassa Germania. Ciò non impedì il formarsi di artigiani locali o lo stabilirsi a Venezia di artigiani provenienti dal Nord Italia. Fra questi spiccano i Linarol.
Francesco, il capostipite, era un bergamasco che arrivò a Venezia nei primi decenni del Cinquecento; il figlio Ventura e il nipote Giovanni, nati e vissuti a Venezia, furono attivi per tutto il Cinquecento.
Nel Seicento una delle famiglie più importanti di costruttori di strumenti fu senza dubbio quella dei Sellas o, se si vuol citare il loro nome originale, i Seelos. Tra i primi e più affermati membri di tale famiglia troviamo i fratelli Giorgio (1585 ca. -1649) e Matteo (1600 ca. - 1654) che riuscirono a creare fiorenti commerci e gestire botteghe affollate di collaboratori. La successiva generazione di Sellas ricoprì ancora un ruolo importante nella seconda metà del Seicento, ma fu soprattutto la terza, attiva nella scena veneziana nella prima metà del Settecento, a lasciare un segno particolarmente importante. Tra i Sellas di terza generazione si annoverano Matteo (1681-1731), il fratello Cristoforo (1688-1740) e il loro congiunto Magno (1653-1693 ca.) che furono i più importanti commercianti e costruttori di strumenti della loro epoca. In particolare Matteo ebbe una floridissima bottega nella quale, o intorno alla quale, operarono liutai del calibro di Pietro Guarneri, Andrea Cornel, Carlo Tononi, Angelo Sopran (1683-1734) e forse anche Domenico Montagnana.
Con Giovanni (1726-1762 ca.), figlio di Cristoforo, si chiude la grande storia della famiglia Sellas a Venezia. Diversi membri di questa famiglia ebbero rapporti professionali con il noto Ospedale della Pietà al quale fornirono strumenti nuovi, accessori, corde, oltre a fare la manutenzione e il restauro degli strumenti già in uso. Alla Pietà operarono molti celebri musicisti tra cui il più noto è senza dubbio, Antonio Vivaldi.
Nel Seicento lavorarono a Venezia anche altri artigiani provenienti da paesi di lingua tedesca, si ricordono infatti Cristoforo Coch (1623 ca. - dopo il 1666), Pietro Railich (1615 ca. - dopo il 1675) e il figlio Giovanni (1645 - dopo il 1675); Matte Kaiser (1612 ca. - 1660) insieme ai nipoti Nicolò (1645 - ?) e Martino (1642 - 1695) che fu suocero di uno dei più grandi liutai attivi a Venezia, Matteo Goffriller. Insieme a essi furono attivi anche artigiani di origine italiana come i bresciani Giovanni e Paolo Recaldini.
Nel gruppo dei liutai di quel periodo colui che spicca è di certo il famoso Matteo Goffriller. Nato a Bressanone nel 1659, conobbe Mattia Albani nella vicina Bolzano. Dopo un periodo di attività a Lienz, in Tirolo, si portò a Venezia nel 1685 dove già risiedeva una sorella che lavorava a servizio presso la famiglia del liutaio Matteo Kaiser. Goffriller, appena un anno dopo il suo arrivo a Venezia, ne sposò la figlia dalla quale ebbe numerosa prole. Dal 1689, anno in cui si inserisce alla corporazione, fino alla sua morte avvenuta nel 1742, Goffriller produsse una gran quantità di strumenti di qualità straordinaria e raffinata, essendo il liutaio più capace della sua generazione attivo a Venezia. Ancora oggi i suoi violoncelli, costruiti su un modello molto riuscito, sono ambiti dai migliori solisti internazionali. Molto ricercati sono anche i suoi pregevoli contrabbassi. Tra i suoi collaboratori si ricordano Andrea Cornel (1684 - 1750 ca.) e suo fratello Francesco (1678 - ?), Giovanni Ongaro (1708 - 1779) che ne sposò una figlia: il figlio Francesco (1691 - post. 1750) che fu attivo a Venezia fino al 1714 anno in cui si trasferì a Udine dove svolse la sua attività liutaia.
Una altro ottimo artigiano vissuto a cavallo tra i due secoli fu Francesco Gobetti. Nato a Udine (1675) si trasferì a Venezia nel 1699. Non avendo avuto una formazione specifica, si formò in una bottega veneziana. Essendo un "calegheri" (ciabattino, in veneziano) costruiva solo nel tempo libero e i suoi primi lavori risalgono al 1705. Nonostante ciò, si distinse per una produzione caratteristica e di ottimo gusto, piuttosto apprezzata. Morì prematuramente nel 1723.
Di certo uno degli artigiani del periodo più famosi e influenti fu il cremonese Pietro Guarneri, fratello del celebre Guarneri del Gesù. Nato a Cremona nel 1695 e allievo del padre Giuseppe, si trasferì a Venezia nel 1717 alla ricerca di uno sbocco professionale che evidentemente la sua città natale non potevapiù offrire. Non potendo mettersi in proprio , considerate le alte spese per accedere alla corporazione, lavorò a lungo presso la bottega di Matteo Sellas dove conobbe Carlo Tononi e Andrea Comel. Si mise in proprio nel 1733 e l'intervallo che intercorre tra questo anno e il 1748 rappresenta il periodo più fertile di Guarneri. La sua attività non conobbe la fortuna economica dei suoi più ricchi colleghi, ma ebbe come risultato alcuni tra i più straordinari strumenti veneziani. L'importanza di Pietro sta anche nel fatto che il suo modo di lavorare, esemplato su quello dei maestri cremonesi, rappresentò un cruciale punto di svolta per la liuteria veneziana, influenzandone positivamente lo sviluppo tecnico stilistico. Pietro si spense nel 1762.
Anche Carlo Tononi si trasferì a Venezia nel 1717. Nato nel 1675 a Bologna, svolse la prima parte della sua attività proprio nella sua città d'origine. A Venezia lavorò dapprima per qualche anno da Matteo Sellas e in seguito, in proprio fino alla morte sopravvenuta nel 1730. Costruì degli ottimi strumenti e, circostanza piuttosto insolita per i liutai italiani del settecento, si conservano diversi suoi archetti.
Di tutti i costruttori appartenenti alla generazione successiva a quella di Goffriller, senza dubbio il più acclamato e celebrato è Domenico Montagnana. Nato a Lendinara nel 1686, si trasferì a Venezia agli inizi del diciottesimo secolo per apprendere il mestiere di qualcuna delle maggiori botteghe veneziane, forse presso Matteo Sellas o Matteo Goffriller. Nel 1712 si mise in proprio dando inizio a una fortunata e feconda produzione. La sua bottega aveva come insegna "alla Cremona" a indicare una precisa fonte di ispirazione stilistica, oltre che commerciale. Da lì a poco la vicinanza di Pietro Guarneri influì fecondamente sulla produzione di Montagnana. Con il declino e la scomparsa di Goffriller, la bottega di Montagnana divenne quella più importante e frequentata nella Venezia di metà Settecento. Piuttosto ricercati sono i suoi straordinari violoncelli e i suoi contrabbassi. Ebbe come collaboratori, probabilmente Giovanni Ongaro (1708-1779), e Giorgio Serafin (1726 - 1775) nipote di Santo, che sposò una delle figlie di Domenico. Montagnana si spense nel 1750, mentre la sua bottega rimase aperta fino agli Trenta del diciannovesimo secolo, venendo rilevata nel corso del tempo da altri liutai veneziani.
Insieme a Montagnana uno dei liutai più raffinati del periodo fu senza dubbio Santo Serafin, zio del succitato Giorgio. Nato a Udine nel 1699, si trasferì a Venezia nel 1721 circa. Potrebbe aver imparato il mestiere da Francesco Goffriller, figlio di Domenico, che si era trasferito a Udine. A ogni modo Santo aprì la propria attività solo nel 1733. Chiuse il laboratorio nel 1744, ma la sua attività proseguì ancora per diversi anni poichè affidò la vendita dei propri strumenti ad altri colleghi, quali Sellas e Montagnana. Morì nel 1776 lasciando ai posteri una produzione ispirata agli Amati, di grandissimo gusto e raffinatezza.
Nel Settecento la calata di liutai stranieri a Venezia sembra aver termine, se si fa eccezione per la singolare figura di Michele Deconet. Nato nel 1713 in Alsazia, si trasferì a Parigi per intraprendere la carriera militare. Ben presto però, imparato a suonare il violino, abbandonò l'esercito e prese a girovagare. Nel 1732 approdò a Venezia dove prese dimora stabilmente, ma ciò non gli impedì a continuare le sue peregrinazioni. Numerosi documenti d'archivio comprovano la sua attività di violinista o, come lo si definirebbe oggi, artista di strada. Se si considera inoltre che la produzione a lui attribuita è molto disomogenea stilisticamente, è ragionevole pensare che Deconet più che costruire, facesse commercio di strumenti che acquistava facilmente nelle botteghe veneziane dell'epoca. Morì a Venezia nel 1799 e due suoi figli furono violinisti.
A Venezia non cessò invece l'immigrazione di artigiani dai territori contigui. Trai liutai che in questi decenni si trasferiscono dall'entroterra troviamo Pietro Bagatella (1718 ca. - ?) e il nipote Antonio (1759 - ?) discententi del celebre Antonio Bagatella autore di Regole per la costruzione de' violini, opera pubblicata a Padova nel 1782. Altro immigrato fu Anselmo Bellosio che nacque nel 1743 a Cassine in Piemonte, in una famiglia di organari. Si portò a Venezia intorno al 1760 ma si occupò di liuteria solo dal 1770. Nove anni dopo rilevò l'attività di Giorgio Serafin, da cui probabilmente apprese l'arte. Fece questo passo coadivato da un altro collaboratore di Serafin, Pietro Valentino Novello (1759 - 1831) veneziano di nascita. Bellosio morì relativamente giovane nel 1793. La bottega passò al figlio Giovanni (1780 - ?) ma di fatto l'attività della bottega venne gestita da Novello che, qualche anno dopo, sposò la vedova di Anselmo. Alla bottega è ascritta una notevole e interessante produzione che si interruppe solo con la morte di Novello avvenuta nel 1831.
Veneziani di nascita furono invece Marco Antonio Cerin e Ignazio Ongaro, figlio del già citato Giovanni.
Nato a Venezia nel 1774, Cerin apprese l'arte della bottega di Bellosio dove entrò nella metà circa degli anni Ottanta. Si mise in proprio nella metà del decennio successivo, realizzando una buona produzione anche se non abbondante, considerato che la morte lo colse nel 1810. Ignazio Ongaro (1741 - ?) invece subentrò nel 1780 nella titolarità della bottega che il padre aveva aperto agli inizi degli anni Cinquanta e dove aveva fatto apprendistato. Ignazio chiuse la propria attività nel 1806 e probabilmente scomparve qualche anno dopo.
Una interessante figura di liutaio frequentò la bottega degli Ongaro: Domenico Busan (1720 ca. - 1783). Nato nei pressi di Treviso, si trasferì a Venezia nella metà degli anni Quaranta. Operò in parte per mezzo di un'attività propria, in parte appoggiandosi alla bottega degli Ongaro poichè la sua occupazione principale era in effetti quella di "sonadore". Ha lasciato un'interessante e peculiare produzione tra cui contrabbassi molto ben riusciti.
Altri liutai operanti in questo periodo furono Giovanni Battista Santini (1735 ca. - 1817) e suo figlio Giovanni Maria (1766 - 1813) che all'attività liutaria alternava quella di musicista; Giuseppe Molinari (1727 - 1813) e il nipote Domenico (1757 - 1840 ca.) specializzati soprattutto in strumenti a pizzico; Antonio Indri (1781 - 1864) che, attivo a Venezia dal 1805, produsse anche corde avendo rilevato nel 1830 l'attività del fratello Leonardo titolare di una propria manifattura. La produzione delle corde era un'attività cha a Venezia vantava una lunga tradizione, essendo stata sostenuta da Bellosio, da Bagatella, dai De Luca e dai Molinari. Un altro musicista prestato alla liuteria fu Giovanni Battista Bodio (1775 ca. - 1849) che, suonatore di violino e altri strumenti, si dedicava nel contempo alla costruzione di violini.
Tra questi artigiani, di certo il più importante per il lustro raggiunto dalla sua bottega e per la sua importanza in relazione alla liuteria a lui successiva, fu luigi Fabris.
Nato nel 1809 a Venezia in una famiglia di musicisti, non sappiamo dove ha svolto il suo apprendistato. Ebbe attività in proprio sin dagli anni Trenta dell'Ottocento. A causa di grandi difficoltà famigliari e delle turbolenze politiche di quegli anni, Fabris chiuse la bottega alla metà del secolo per impiegarsi presso Giuseppe Camploy, un noto imprenditore e impresario musicale cha alla sua morte (1889) lasciò una celebre collezione di strumenti ad arco. Comploy è ricordato come costruttore di strumenti, ma in realtà la produzione che veniva realizzata nei suoi negozi era opera di artigiani come Fabris. Dal 1872 fino alla sua morte Fabris tornò a lavorare i proprio, lasciando ai posteri una produzione di grande interesse e personalità. E' considerato unanimemente come il trait d'union tra la liuteria ottocentesca e quella moderna.
Alla morte di Fabris era già attiva a Venezia la bottega di colui che è considerato il caposcuola della liuteria veneziana novecentesca, Eugenio Degani (1842 - 1901). Figlio di Domenico (1820 - 1887) anch'egli liutaio, fu allievo del padre. Si mise in proprio nel 1867, ma si trasferì a Venezia solo nel 1888. Sebbene non produsse molti strumenti, i suoi lavori erano molto apprezzati e ricercati quando egli era ancora in vita per la qualità del suo stile e per l'efficacia sonora.
Nella bottega di Eugenio si formarono Giovanni Schwarz, Ettore Siega, oltre a Giulio Degani (1875 - 1955), suo figlio.
Anche Giulio è autore di un'ottima produzione. Ereditò la bottega paterna che condusse fino al 1922 quando emigrò negli Stati Uniti. La sua produzione italiana è ora molto apprezzata. Come il padre vinse diversi riconoscimenti nell'ambito di manifestazioni ed esposizioni di prodotti artigianali. Altri allievi di Eugenio Degani furono Girolamo Benozzati (1860 - 1945), Giuseppe Bartoli e Jago Peternella (1886 - 1970 ca.) che emigrò in California nel 1934.
Altre due famiglie furono attive nella liuteria veneziana a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, entrambe collegate ai Degani. La prima è quella degli Schwarz.
Giovanni (1865 - 1953), il capostipite, era figlio di una sorella di Eugenio Degani. Allievo dello zio, Giovanni si portò con lui a Venezia nel 1888 e si mise in proprio agli inizi del Novecento. Lavorò diversi anni insieme al figlio Rodolfo (1906 - ?) che si staccò dal padre nel 1928, prima di emigrare dopo la seconda guerra mondiale. A endrambi gli Schwarz è ascritta una liuteria di buon gusto.
Un'altra famiglia fu quella dei Siega.
Ettore (1860 - 1936) nato a Venezia, lavorò sempre nella città lagunare tranne un preve periodo. Fu allievo di Eugenio Degani e Giovanni Schwarz. Ebbe una bottega molto attiva dove si formarono anche i figli Guido (1888 - 1924) e Iginio (1903 - 1941).
Ettore Siega elaborò uno stile spiccatamente personale, dove le traccie delle influenze dei suoi maestri sono poco evidenti. Anche i figli ebbero una buona liuteria, in particolare Iginio, mentre Guido firmò pochissimi strumenti.
Infine, tra i contemporanei dei Degani e dei Siega si ricordano: Vittorio Zuzzi (vissuto nella prima metà del Novecento; Luigi Chiericato (contrabbassista, 1860 ca. - 1912 ca.); Umberto Muschietti (contrabbassista, 1875 - 1953) e il figlio Renzo che lavorarono a Venezia per alcuni anni; Stelio Martinenghi (violoncellista, 1869 - 1949) che lavorò per gran parte del suo tempo a Venezia coadiuvato dal figlio Marcello (1907 - ?), Carlo De March (1904 - 1993) che, di scuola emiliana, si trasferì a Venezia nel 1940.

Artemio Versari

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  • Le fotografie degli strumenti del Museo della Musica sono di Claudio Mazzolari
  • La fotografia dell'interno della Chiesa di San Maurizio è di Fabio Vivalda